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Armarsi per comunicare con gli uomini e con gli Dei. Le armi come strumenti di attacco e di difesa, status symbol e dono agli Dei. Preistoria E Protostoria In Etruria – Tredicesimo Incontro Di Studi

9-11 settembre 2016, Valentano (VT), Pitigliano (GR), Manciano (GR) 

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Dopo lo studio dedicato alle diverse epoche della Pre e Protostoria dell’Etruria, per ricostruire l’avvicendarsi delle comunità che, in ultima analisi, hanno contribuito alla formazione della Nazione Etrusca e dopo l’analisi dei paesaggi, sia reali che “mentali”, l’incontro del 2014 ha esplorato alcuni aspetti relativi ai comportamenti delle più antiche popolazioni dell’Etruria.

E’ sembrato che uno degli aspetti più interessanti fosse l’analisi di quelli che noi chiamiamo “oggetti di ornamento”, ma che non sempre avevano una funzione così limitata: si indossavano anche per ostentare, da vivi e da morti, la propria ricchezza e l’appartenenza a ceti sociali elevati.

Sebbene anche gli uomini amassero indossare ricchi ornamenti e vesti preziose, i gioielli erano tuttavia legati principalmente al mondo femminile. Gli uomini, fin dall’Eneolitico, intendevano connotarsi come guerrieri in armi: le armi rivelavano il loro valore personale e la loro appartenenza sociale. Le ricche vesti e le armi rappresentate sulle stele, da quelle ad esempio dell’età del Rame di Saint Martin de Corléans a quelle orientalizzanti della Daunia, rivelano gli ideali maschili dei ceti egemoni, rimasti uguali per millenni: essere “principi” e guerrieri, gestire il potere politico e quello militare, avere la ricchezza e la gloria conquistata in battaglia.

Le armi avevano quindi diversi significati: servivano per difendersi dai nemici e per annientarli, nei momenti di pace per ostentare il proprio valore e la ricchezza della propria famiglia: come le ricche dame indossavano i gioielli nelle cerimonie ufficiali, così i capi mostravano le armi più preziose, spesso ornate in modo da non essere più funzionali, ma solo simboliche. Nei funerali le armi, come i gioielli, erano deposti nella tomba, sottraendo in tal modo ai discendenti interi patrimoni.

Le armi venivano poi offerte alle divinità delle acque e delle alture, gettandole nei fiumi e nei laghi o deponendole sui passi alpini più pericolosi, e ancora venivano defunzionalizzate e sepolte in “ripostigli” o in fosse votive. Tutte queste operazioni sembrano indicare un preciso richiamo a divinità di cui si chiedeva la protezione e sottintendono tutto un patrimonio di credenze e ideologie religiose e funerarie, a cui forse non abbiamo fatto sufficiente attenzione.

Armarsi dunque significa anche voler comunicare qualcosa di sé, e nello stesso tempo entrare in contatto con le divinità e chiedere loro protezione.

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Armarsi per comunicare con gli uomini e con gli Dei
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